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Guida · 8 min di lettura

Suonare nei pub in Italia: come proporsi e ottenere date

Un pub italiano non compra un concerto: compra una serata piena di mercoledì. Chi decide, quando proporsi, quale formato vendere e come farsi richiamare.

Come funziona davvero la programmazione di un pub italiano

Il pub con musica dal vivo non è una sala da concerto in miniatura. È un'attività di ristorazione che usa la musica per riempire una serata che altrimenti sarebbe mezza vuota: il mercoledì, il giovedì, la domenica sera d'inverno. Chi programma non cerca «un artista da scoprire», cerca qualcuno che faccia restare le persone al tavolo un'ora in più. Se parti da qui, il tuo modo di proporti cambia completamente.

Ne discende una conseguenza pratica: il tuo interlocutore ragiona per serate, non per stagioni. Il locale che ti risponde a settembre ti fa suonare a ottobre. Non c'è un bando, non c'è una commissione artistica, non c'è quasi mai un anticipo di mesi. C'è una persona che guarda il calendario appeso in ufficio e vede due venerdì scoperti.

Chi decide, e perché quasi mai è chi risponde al telefono

Nei locali piccoli decide il titolare o il gestore, spesso la stessa persona che sta al bancone. Nei pub più strutturati — quelli con una programmazione settimanale fissa, un palco vero e un impianto — esiste una figura dedicata: il responsabile della musica, a volte un booker esterno che riempie il calendario di più locali della stessa città. Individuare quale dei due casi hai davanti è il primo lavoro da fare, e si fa in due minuti guardando i loro social: se pubblicano una locandina diversa ogni settimana, con grafica coerente, c'è quasi certamente qualcuno che fa quel mestiere.

Il barista che risponde alle sedici non decide e non passerà il messaggio. La regola è chiedere nome e orario: «chi si occupa della musica dal vivo, e quando posso trovarlo?». Poi richiamare in quel momento. Sembra banale ed è la differenza fra una lista di numeri e una lista di contatti veri.

Il calendario: quando si decide la programmazione

Il ritmo di un pub live italiano è quasi l'opposto di quello del turismo. La stagione forte va da settembre a maggio, quando la gente sta in città e cerca un posto al chiuso; d'estate molti locali riducono la musica, spostano tutto nel dehors o chiudono per ferie, mentre il pubblico si sposta verso le sagre e la costa.

  • Fine agosto e settembre: il momento migliore dell'anno per proporsi. I calendari autunnali si stanno compilando e chi arriva per primo entra.
  • Novembre e dicembre: le serate delle feste si riempiono in fretta e si pagano meglio, ma vanno chieste con settimane di anticipo, non con giorni.
  • Gennaio: mese debole per gli incassi, quindi mese in cui i gestori cercano motivi per far uscire la gente. È un buon momento per una proposta economica ben costruita.
  • Aprile e maggio: si programma la coda della stagione e i primi dehors.

Esiste poi un canale che non compare in nessun calendario: la sostituzione. Un gruppo che salta a tre giorni dalla data è un problema urgente per il gestore. Chi ha scritto un mese prima, è stato cortese e ha lasciato un numero di telefono, è la persona che viene richiamata. Buona parte delle prime date in questo settore arriva così.

Che cosa proporre: il formato conta più del repertorio

Un pub compra un formato prima di comprare un genere. Prima di parlare della tua musica, chiarisci quattro cose che il gestore deve sapere per dire sì: in quanti siete, quanto dura, quanto spazio occupate e quanto volume fate.

  • Duo o trio acustico: il formato più facile da piazzare. Sta ovunque, non copre le conversazioni, non richiede un palco.
  • Band completa: richiede spazio, corrente e un locale abituato. Vale la pena proporla solo dove vedi che l'hanno già fatto.
  • Serata a tema: tributo, irish night, notte anni '90, serata Sanremo, musica del paese di origine della birra che vendono. Il tema dà al gestore una locandina già pronta e un motivo per comunicare.
  • Aperitivo musicale: set breve nella fascia pre-cena, volume basso. Costa meno al locale e spesso è la porta d'ingresso per essere richiamati la sera.

Sul repertorio, la regola dei locali italiani è la stessa ovunque: il pubblico deve poter cantare almeno qualcosa. Un set interamente di brani propri è difficile da vendere a un pub che non ti conosce. La soluzione praticata da chi lavora è mescolare: cover riconoscibili come struttura portante, i propri pezzi infilati dentro senza annunciarli come un'altra cosa.

Impianto, spazio e volume

Chiedi sempre tre informazioni prima di confermare: se c'è un impianto e chi lo gestisce, quanto misura lo spazio in cui si suona, e a che ora la musica deve finire. Molti locali si trovano in centri storici con vincoli di orario e vicini attenti; dire spontaneamente «possiamo suonare a volume contenuto e chiudere all'orario che ci indicate» toglie di mezzo l'obiezione più frequente. Nella maggior parte dei casi l'impianto lo porti tu: dirlo subito è un argomento di vendita, non un onere.

Come si viene pagati

Nei pub italiani circolano tre modelli, e sapere quale ti viene proposto è più importante della cifra:

  • Cachet fisso: la forma più chiara e quella da preferire quando puoi.
  • Percentuale sull'incasso o sul consumato: tu diventi socio del rischio del locale. Può funzionare solo se conosci già il locale e il tuo pubblico ti segue.
  • Cappello / offerta libera: diffuso nei locali piccoli. È un modo per iniziare, non un modello su cui costruire una stagione.

Costruisci il tuo prezzo da elementi concreti — numero di musicisti, durata e numero di set, chilometri, impianto e luci che porti, orario di fine — e presenta due formule invece di una cifra sola. Qualunque sia l'accordo, mettilo per iscritto prima: bastano tre righe di email con data, orario, durata, compenso e chi fornisce l'audio. Sul piano contrattuale, previdenziale e fiscale il lavoro nello spettacolo in Italia ha regole proprie e la forma corretta dipende dal tuo inquadramento e da chi ti ingaggia: chiedi al locale chi si occupa degli adempimenti e fatti confermare la tua posizione da un commercialista, invece di affidarti a quello che «si fa sempre così».

SIAE: di chi è la pratica

La musica eseguita in pubblico in Italia comporta il pagamento dei diritti d'autore attraverso la SIAE, e l'adempimento spetta a chi organizza l'esecuzione, quindi al locale. Il tuo ruolo è fornire il programma musicale, cioè l'elenco esatto dei brani eseguiti con i titoli e gli autori scritti correttamente: è quel documento che permette la ripartizione dei diritti, e se sei autore dei tuoi pezzi è anche il modo in cui vieni riconosciuto. Preparalo in anticipo su un foglio e consegnalo a fine serata senza che te lo chiedano: fa una buona impressione e ti fa richiamare.

Gli errori che fanno fallire il contatto

  • Scrivere una email che parla solo di te. Il gestore non compra la tua biografia, compra una serata piena. Formato, durata, volume e prezzo vanno prima della storia del gruppo.
  • Non proporre una data. «Restiamo a disposizione» non è una proposta. «Siamo liberi giovedì 16 e giovedì 23» lo è.
  • Mandare un video girato in sala prove. Serve un video dal vivo, in un locale, con del pubblico: il gestore deve vedere l'effetto sulle persone, non la tua tecnica.
  • Chiedere condizioni da sala da concerto. Rider lunghi, richieste di backline, camerini: in un pub sono un motivo per passare al candidato successivo.
  • Scrivere in inglese. Anche nei pub «irlandesi» di Milano o Bologna si lavora in italiano. Un italiano semplice e corretto vale più di un inglese elegante.
  • Non richiamare. Un secondo messaggio breve dopo dieci giorni non è insistenza: nella pratica è il messaggio che viene letto.

Costruire la lista dei locali

La difficoltà di questo settore non è convincere, è trovare i locali giusti: i pub che programmano davvero musica dal vivo sono una minoranza di tutti quelli che si dichiarano tali, e cambiano gestione spesso. Setacciare a mano i social città per città è possibile, ma è un lavoro lungo.

Per saltare quella parte, il pack Pub e bar live Italia raccoglie 377 pub, birrerie e bar da concerto italiani in un solo file, a 39 €. È il più completo dei pack italiani sul piano dei dati: l'indirizzo è presente praticamente su tutte le schede e circa una scheda su sette non riporta la città, ma il telefono manca su circa quattro schede su dieci — tienine conto se il tuo metodo è basato sulle chiamate. Se ti interessa la stagione estiva, che nei pub è debole, guarda anche i pack Campeggi Italia e Matrimoni Italia del Nord; per capire come i dati vengono raccolti e verificati, c'è la pagina metodologia.

Un metodo in quattro passaggi

  • Concentrati su una città alla volta. Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze e Napoli hanno abbastanza locali per costruire un giro di più date senza spostamenti lunghi. Una data isolata a quattrocento chilometri non è un lavoro, è una spesa.
  • Guarda i social prima di scrivere. Due minuti bastano per sapere se programmano musica dal vivo, che generi, in che giorni e chi firma le locandine.
  • Prima riga personalizzata, resto identico. Il nome del locale, il giorno in cui fanno musica, il formato che immagini per loro. Il resto del messaggio può essere lo stesso per tutti.
  • Tieni traccia e richiama. Un foglio di calcolo con locale, persona, data del contatto, risposta e data del richiamo vale più di qualsiasi strumento complicato.

Chi lavora con continuità nei pub non ha trovato il contatto magico: ha costruito tre o quattro locali che lo richiamano da soli, e da lì è cresciuto. I gestori della stessa città si conoscono, si scambiano i nomi e sanno subito chi si è presentato in orario, ha rispettato il volume ed è andato via lasciando il palco pulito.

Domande frequenti

Quanto si guadagna suonando in un pub in Italia? +
Non esiste una tariffa di mercato valida ovunque: dipende dalla città, dal giorno della settimana, da quanti siete, dalla durata e dal fatto che portiate o meno l'impianto. La cosa utile non è cercare la cifra giusta, ma capire quale dei tre modelli vi viene proposto — cachet fisso, percentuale sull'incasso o cappello — e costruire il vostro prezzo su elementi concreti, presentando due formule invece di una cifra sola.
Meglio telefonare o scrivere una email? +
Le due cose insieme. La telefonata serve a sapere chi si occupa della musica e a che ora si può trovarlo; l'email serve a lasciare qualcosa di leggibile e riascoltabile. Tenete presente che non tutti i locali pubblicano un numero: nel pack Pub e bar live Italia il telefono manca su circa quattro schede su dieci, quindi in quei casi la porta d'ingresso è l'email o il messaggio sui social.
Devo portare il mio impianto audio? +
Nella maggior parte dei locali sì, o almeno una parte. Alcuni pub con programmazione fissa hanno un impianto proprio e a volte un fonico; nei locali piccoli l'impianto è pensato per la musica di sottofondo. Chiedetelo sempre prima di confermare, e scrivete nella proposta che siete autonomi: è un argomento di vendita.
Chi si occupa della SIAE per una serata in un pub? +
L'adempimento spetta a chi organizza l'esecuzione, quindi al locale. A voi tocca il programma musicale: l'elenco esatto dei brani eseguiti, con titoli e autori scritti correttamente. Preparatelo prima e consegnatelo a fine serata; se siete autori dei vostri pezzi, è anche il documento che vi fa riconoscere.
Conviene accettare una percentuale sull'incasso? +
Solo se conoscete già il locale e sapete quanta gente portate. La percentuale trasferisce su di voi il rischio della serata: in un mercoledì di gennaio in una città che non vi conosce, quel rischio è alto. Come prima data in un locale nuovo è preferibile un cachet fisso, anche più basso, e semmai discutere la percentuale dalla seconda volta.
Serve parlare italiano per suonare nei pub italiani? +
Per il contatto, praticamente sì. Anche i pub a insegna anglosassone gestiscono prenotazioni e programmazione in italiano, e un messaggio in inglese rischia di restare senza risposta. Non serve un italiano perfetto: serve un messaggio breve, corretto e concreto. Sul palco, invece, un repertorio internazionale e un accento straniero sono spesso un vantaggio.

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